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2 months ago General
Caracas, ore 18:04. Un padre riceve una notifica sul cellulare, afferra la figlia e corre fuori di casa: appena dieci secondi dopo, la terra inizia a tremare violentemente. Questo salvataggio in extremis è solo una delle tante testimonianze ravvisabili sui social network in Venezuela dopo il devastante sisma che ha colpito il Paese.
Come funziona l'allerta precoce
Il miracolo di questi secondi vitali si deve al sistema di allerta terremoti lanciato da Google. Il meccanismo, non ancora attivo in Italia, non è in grado di prevedere i terremoti, ma capta istantaneamente le primissime scosse ondulatorie e lancia un forte avviso acustico sui telefoni Android. A seconda della distanza dall'epicentro, i cittadini hanno ricevuto l'allarme da 5 a 30 secondi prima dell'arrivo della scossa principale. Un lasso di tempo minimo, ma sufficiente per abbandonare gli edifici e mettersi al sicuro.
Social sbloccati e mobilitazione digitale
Il terremoto ha colto la popolazione nei luoghi più disparati: passeggeri terrorizzati in aereo, persone bloccate negli ascensori e folle in fuga tra le macerie e la polvere delle strade. Di fronte a una situazione di caos totale, persino il regime venezuelano ha dovuto fare un passo indietro, sbloccando i canali social che aveva oscurato due anni prima, per permettere il flusso di informazioni e richieste di aiuto.
La tecnologia si è rivelata un supporto cruciale per la popolazione anche su altri fronti:
Il portale dei "desaparecidos": attivisti dell'opposizione hanno creato in tempi record una pagina web per censire e aiutare a localizzare le decine di migliaia di persone attualmente scomparse.
Storie di eroismo: accanto agli algoritmi, resta lo slancio umano. Sta commuovendo il Paese la storia di Andrea, moglie del calciatore Héctor Bello, che ha perso la vita sotto i crolli pur di fare da scudo con il proprio corpo alla figlioletta Alana, estratta miracolosamente viva dalle macerie.
Tg1, Giuseppe Marino
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